Castel Sismondo (Rocca Malatestiana)

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Il Castel Sismondo di Rimini prende il proprio nome dal suo ideatore e costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, a quell'epoca signore di Rimini e Fano. L'odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di mura e da un fossato.

Castel Sismondo era un complesso di grandiose dimensioni, simile ad una cittadella fortificata, e interamente circondato da un’enorme fossato asciutto, al centro del quale scorreva un rigagnolo denominato “fustigata”. Il fossato era predisposto per l’allagamento, che poteva avvenire solo sfruttando particolari sistemi idrici, essendo posto ad un livello superiore rispetto al fiume Marecchia.
Il castello era interamente racchiuso da un’alta cinta esterna dall’andamento irregolare, entro la quale si aprivano due grandi spazi aperti: la corte a mare, rivolta verso la città, e la corte del soccorso, verso la campagna.
Le due corti comunicavano attraverso una corte minore ricavata all’interno del nucleo centrale del castello, la rocca di mezzo, a sua volta diviso in due corpi di fabbrica principali: il mastio e l’ala di Isotta, collegati ad un livello intermedio tra il primo e il secondo piano attraverso un passaggio coperto. La rocca di mezzo e le due corti erano presidiate ognuna da una propria guarnigione e da un castellano; nel complesso risultano tuttavia scarsi gli alloggi per i soldati, che dovevano essere in numero molto limitato.
Roberto Valturio, nel suo trattato De re militari, magnificò il castello ricordandone le enormi dimensioni (350 passi), la grandiosità delle scarpe, paragonate a piramidi, il numero di finestre (160), torri (6, alte 80 piedi) e ponti (4), l’ampiezza del cammino di ronda, la complessità dell’articolazione e l’imponenza dei terrapieni. Lo storico ne celebrò la bellezza architettonica e la solidità di fortificazione militare, riconoscendo il castello non solo come fondamentale difesa per la città, ma come motivo di ammirazione per l’Italia intera.
È nota attraverso i documenti storici l’esistenza di passaggi sotterranei percorribili a cavallo che comunicavano direttamente con l’esterno e di trabocchetti con pozzi a rasoio, utilizzati con efferatezza dal nipote di Sigismondo, Pandolfo IV, detto “Pandolfaccio”. Egli era solito condurre gli sventurati innanzi ad un’immagine della Vergine dipinta sul muro, in un punto in cui nel pavimento si apriva, al di sotto di una tavola di legno, una profonda fossa dalle pareti ricoperte di ferri acuminati.
La rocca era caratterizzata all’esterno da una vivace policromia, creata con intonaci dai colori araldici malatestiani (verde, rosso e bianco), testimoniati da scritti del XV secolo, dalla rappresentazione di Piero della Francesca nell’affresco al Tempio Malatestiano e da tracce di velature rosse rinvenute tra i beccatelli sulla torre portaia. Le forme architettoniche, le soluzioni spaziali degli interni e le scelte decorative volute da Sigismondo per il castello appartengono ancora pienamente al gusto del gotico cortese internazionale.
L’impianto generale di Castel Sismondo ha invece carattere di assoluta modernità per l’epoca e rappresenta la realizzazione di un’operazione concettuale che anticipa le teorizzazioni di Francesco di Giorgio Martini sulle nuove tecniche militari. Castel Sismondo è stato considerato il primo castello moderno per l’impianto vagamente stellare rafforzato da torri protese verso l’esterno. La grande conoscenza del Malatesta dell'arte militare del tempo e delle nuove artiglierie, permise la commissione di una struttura fortificata alla moderna, capace cioè di resistere alla forza distruttrice delle armi da fuoco. Le cortine infatti, sono molto più robuste del solito e gli stessi grandi torrioni quadrangolari accoglievano al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.
Come nel Tempio Malatestiano, anche nel castello convivono elementi architettonici e decorativi discordanti, testimoni della transizione avvenuta nella prima metà del XV secolo tra la tradizione medievale e la cultura nuova del Rinascimento.
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