Deserto del Gobi

       
Deserto del Gobi

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Il Gobi è un vasto deserto dell'Asia: occupa parte della Cina settentrionale e della Mongolia meridionale. Confina a nord con i Monti Altai e con le praterie e le steppe della Mongolia, a sud-ovest con il Corridoio di Hexi e l'Altopiano del Tibet e a sud-est con la pianura cinese settentrionale. È formato da diverse regioni geografiche ed ecologiche distinte, basate su diverse varietà climatiche e topografiche ed è il secondo maggiore deserto del mondo. L'escursione termica va dai 30-40 gradi di giorno ai -40 di notte; la vegetazione è formata da poche specie di arbusti spinosi e la fauna, invece, comprende poche specie di roditori e di serpenti, tra i quali si ricorda la vipera gialla.

Il deserto del Gobi è famoso sia per essere stato parte del grande Impero mongolo sia per la presenza di città importanti situate lungo la Via della seta.

La desertificazione è la conseguenza dell'ombra pluviometrica gettata sulla regione dalla catena dell'Himalaya, la quale, infatti, impedisce alle nuvole portatrici di acqua di raggiungerla.

Il deserto del Gobi è una manna per i paleontologi, dato che l'erosione continua e progressiva del suolo porta alla luce scheletri di dinosauri e di altri mammiferi in condizioni di conservazione ottimali, nonostante risalgano ad almeno 80 milioni di anni fa, e per di più spesso in uno stato di completezza sia cranica sia scheletrica.
La sorprendente quantità di carcasse quasi intatte è spiegata dagli specialisti con l'ipotesi di violente tempeste che hanno sepolto nel giro di poche ore l'animale, per farlo riapparire dopo tanti milioni di anni; è da notare che il Gobi alla fine del Cretaceo doveva già trovarsi, secondo gli esperti, in una situazione analoga a quella contemporanea.

Il pioniere di queste scoperte fu Roy Chapman Andrews, che nel lontano 1922, si mise in marcia alla ricerca di fossili umani e quasi per caso, dopo essersi perduto ai piedi dei monti Gurvan Saikhan, notò un paesaggio da favola di rupi rossastre e fossili che affioravano dal sottosuolo; oltre alla numerose batterie di scheletri di animali, furono proprio le prime uova di dinosauro che ebbero un grande risalto mediatico.

Negli anni della guerra fredda il Gobi era accessibile solo a gruppi di specialisti sovietici e mongoli e solo negli anni novanta gli occidentali poterono ritornare in Mongolia per continuare le ricerche.
Ottanta milioni di anni fa il Gobi ospitava una varietà di mammiferi, coccodrilli e oltre trenta specie di sauri; il territorio era globalmente asciutto, però dovevano essere presenti, almeno in alcune epoche, anche abbondanti luoghi acquatici, visti i numerosi fossili di tartarughe.

I fossili di dinosauri rinvenuti appartengono al Tarbosaurus, un predatore simile al Tyrannosaurus, a dinosauri a becco d'anatra e a Velociraptor. Uno dei ritrovamenti più clamorosi fu proprio quello di due scheletri completi di un Velociraptor avvinghiato in un combattimento mortale ad un Protoceratops.
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