Il Duomo, Milano, Italy

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Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, è dedicato a Santa Maria Nascente ed è situato nell'omonima piazza nel centro della città. Per superficie, è la quarta chiesa d'Europa, dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul's a Londra e la cattedrale di Siviglia. È la chiesa più importante dell'Arcidiocesi di Milano ed è sede della Parrocchia di Santa Tecla nel Duomo di Milano.

Con 11.700 m² di superficie e 440.000 m³ di volume è la chiesa più grande d'Italia e quella con la navata centrale più alta (45 m) e seconda per grandezza nella penisola italiana dopo la basilica di San Pietro nello stato del Vaticano.

Nel 1393 fu scolpito il primo capitello dei pilastri, su disegno di Giovannino de' Grassi, il quale curò un nuovo disegno per i finestroni e fu ingegnere generale fino alla morte nel 1398. Gli successe nel 1400 Filippino degli Organi, che curò la realizzazione dei finestroni absidali. Dal 1407 al 1448 egli fu responsabile capo della costruzione, che portò a termine della parte absidale e il piedicroce, chiuso provvisoriamente dalla facciata ricomposta di Santa Maria Maggiore. Nel 1418 fu consacrato l'altare maggiore da papa Martino V.

Dal 1452 al 1481 fu a capo del cantiere Giovanni Solari, che per i primi due anni fu affiancato anche dal Filarete. Seguirono Guiniforte Solari, figlio di Giovanni, e Giovanni Antonio Amadeo, che con Gian Giacomo Dolcebuono costruì il tiburio nel 1490. Alla morte dell'Amadeo (1522) i successivi maestri fecero varie proposte "gotiche", tra le quali quella di Vincenzo Seregni di affiancare la facciata da due torri (1537 circa), non realizzata.

Nel 1567 l'arcivescovo Carlo Borromeo impose una ripresa solerte dei lavori, mettendo a capo della Fabbrica Pellegrino Tibaldi, che ridisegnò il presbiterio, che venne solennemente riconsacrato nel 1577 anche se la chiesa non era ancora terminata.

Per quanto riguarda la facciata il Tibaldi disegnò un progetto nel 1580, basato su un basamento a due piani animato da colonne corinzie giganti e con un'edicola in corrispondenza della navata centrale, affiancata da obelischi. La morte di Carlo Borromeo nel 1584 significò l'allontanamento del suo protetto che lasciò la città, mentre il cantiere veniva preso in mano dal suo rivale Martino Bassi, che inviò a Gregorio XIV, papa milanese, un nuovo progetto di facciata.

Nel XVII secolo la direzione dei lavori vide la presenza dei migliori architetti cittadini, quali Lelio Buzzi, Francesco Maria Ricchino (fino al 1638), Carlo Buzzi (fino al 1658) e i Quadrio. Nel frattempo nel 1628 era stato fatto il portale centrale e nel 1638 i lavori della facciata andavano avanti, con l'obiettivo di creare un effetto a edicole ispirato a Santa Susanna di Roma. A tal fine pervennero nel XVIII secolo i disegni di Luigi Vanvitelli (1745) e Bernardo Vittone (1746).

Tra il 1765 e il 1769 Francesco Croce completò il coronamento del tiburio e la guglia maggiore, sulla quale fu innalzata cinque anni dopo la Madunina di rame dorato, destinata a diventare il simbolo della città. Lo schema della facciata di Buzzi venne ripreso a fine secolo da Luigi Cagnola, Carlo Felice Soave e Leopoldo Pollack. Quest'ultimo diede inizio alla costruzione del balcone e della finestra centrale.

Nel 1805, su istanza diretta di Napoleone, Giuseppe Zanoia avviò i lavori per il completamento della facciata, in previsione dell'incoronazione a re d'Italia. Il progetto venne finalmente concluso nel 1813 da Carlo Amati. Tra gli scultori che vi lavorarono nei primi anni dell'Ottocento, si può ricordare Luigi Acquisti.

Anticamente il Duomo era circondato dal fitto tessuto urbanistico medievale che, come attorno ad altre grandi cattedrali francesi e tedesche, creava vedute improvvise e maestose del mastodontico edificio, il quale sembrava una montagna di marmo emergente da una trama di minuti edifici di mattoni. L'antico aspetto della zona è testimoniata oggi da vedute antiche e da una serie di fotografie della metà dell'Ottocento. Con l'apertura della piazza di Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1873, la facciata del Duomo poté diventare un grandioso sfondo scenografico, ma, come non mancarono di far notare le numerose polemiche, banale.

Il fianco sinistro resta visibile quasi soltanto di scorcio, a causa della vicinanza degli edifici circostanti, mentre l'imbocco di via Vittorio Emanuele II permette di osservare l'articolarsi dei volumi dell'abside, del transetto e del tiburio, fino alla guglia maggiore della Madonnina. Altri interessanti scorci sono visibili da piazza Fontana, dallo squarcio del Verziere, dalla piazzetta del Palazzo Reale o dalla terrazza del primo piano dell'Arengario.

Alcune misure del Duomo:

altezza della Madonnina dal suolo: 108,50 metri;
altezza della Madonnina: 4,16 metri;
altezza della facciata al centro: 56,50 metri;
altezza della navata maggiore: 45 metri;
lunghezza esterna: 158 metri;
lunghezza interna: 148 metri;
larghezza della facciata principale: 67,90 metri;
larghezza interna delle 5 navate: 57,60 metri;
larghezza esterna al transetto: 93 metri;
larghezza esterna ai fianchi: 66 metri;
superficie interna: 11.700 m²;
colonne interne: 52;
guglie: 135;
statue: 3400, di cui 2300 all'esterno (senza contare le mezze figure negli sguanci delle finestre, i 96 giganti sui doccioni e gli altorilievi);
altezza delle colonne interne: 24 metri;
diametro della colonne interne: 3,40 metri.

La facciata testimonia di per sé la complessa vicenda edilizia del complesso del Duomo, con la sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana. Quello che si vede oggi è un'affrettata soluzione di compromesso dei primi del Novecento, quando si concluse che era impossibile portare a termine il progetto neogotico di Giuseppe Brentano del 1886-1888.

Cinque campiture fanno intuire la presenza della navate, con sei contrafforti (doppi alle estremità e attorno al portale centrale) sormontati da guglie.

I cinque portali e le finestre soprastanti sono del XVII secolo, il balcone centrale è del 1790 ed i tre finestroni neogotici risalgono al XIX secolo. I basamenti dei contrafforti centrali sono decorati da rilievi seicenteschi, con telamoni della metà del XVII secolo; i rilievi sui basamenti dei contrafforti laterali sono invece del XVIII e XIX secolo. La decorazione a bassorilievo dei portali venne scolpita ai tempi dell'arcivescovo Borromeo su disegni del Cerano. Le statue di Apostoli e Profeti sulle mensole sono tutte ottocentesche.

Le porte in bronzo sono novecentesche. Si va dal Tardo Rinascimento del Pellegrini, al Barocco di Francesco Maria Ricchino, al neogotico napoleonico dell'Acquisti. Nel 1886 la 'Grande Fabbrica' indisse un concorso internazionale per una facciata in stile gotico per il Duomo e nell'ottobre del 1888 la giuria scelse Giuseppe Brentano come vincitore, un giovane allievo di Boito.

La caratteristica distintiva del Duomo di Milano, oltre alla forma di compromesso tra verticalità gotica e orizzontalità di tradizione lombarda, è la straordinaria abbondanza di sculture. A quello che è un incomparabile campionario di statuaria dal XIV al XX secolo si dedicarono maestri di diversa provenienza, soprattutto all'inizio, con esempi che vanno dai maestri campionesi ai modi secchi di Giovannino dei Grassi, per poi passare allo stile morbido e cosmopolita dei maestri boemi, renani e dello stesso Michelino da Besozzo, fino agli esempi di scultura rinascimentale, barocca e neoclassica, con anche qualche opera déco degli anni Venti e Trenta del Novecento.

L'altro grandioso ciclo decorativo riguarda le vetrate, che però, per quanto riguarda gli esempi più antichi, sono andate quasi totalmente distrutte e via via sostituite, soprattutto nei secoli XIX e XX. Sopravvivono pochi "antelli" solo quattrocenteschi inseriti in finestroni più tardi e poco più numerosi sono i vetri della seconda metà del XV secolo e del XVI secolo, disegnati da artisti quali Vincenzo Foppa e Cristoforo de' Mottis.

Sulla facciata, partendo dal basamento esterno di sinistra i rilievi ritraggono:

Morte di Assalonne
Sansone toglie le porte di Gaza
Sansone sbrana il leone
Sacrificio di Caino
Sacrificio di Abele

Il fregio del portale sinistro è decorato dai rilievi di Ester ad Assuero su disegno del Cerano, mentre il portale coi pannelli che illustrano l'Editto di Costantino risale al 1948 ed è opera di Arrigo Minerbi.

Il secondo basamento ha rilievi di:

Sacrificio di Noè
David con la testa di Golia
Torre di Babele

Il fregio del portale mostra Sisara e Giaele, sempre disegnato dal Cerano e la porta in bronzo con rilievi sulla Vita di Sant'Ambrogio è di Giannino Castiglioni (1950).

Il terzo basamento ha:

Serpente di bronzo
Letto di Salomone
Figure simboliche

Il portale centrale ha le paraste riccamente decorate da motivi con fiori, frutta e animali, e un timpano con la Creazione di Eva, su disegno del Cerano. La porta bronzea è di Ludovico Pogliaghi e presenta Storie della vita di Maria tra rilievi floreali.

Nel quarto basamento il fregio del portale ritrae Giuditta taglia la testa a Oloferne, disegnato dal Cerano, è il portale bronzeo del 1950 fu iniziato da Franco Lombardi e terminato da Virginio Pessina, son pannelli raffiguranti la Storia di Milano dalla distruzione del Barbarossa alla vittoria di Legnano.

Il rilievi del quinto basamento ritraggono:

Torre davidica
Mosè fa scaturire le acque
Sogno di Giacobbe

Il fregio del portale mostra Salomone e la regina di Saba di Gaspare Vismara. La porta bronzea con Episodi della storia del Duomo è di Luciano Minguzzi (1965).

Il sesto basamento, esterno a destra, ha rilievi di

Roveto ardente
Cacciata dal Paradiso terrestre
Grappolo della Terra Promessa
Mosè salvato dalle acque
Raffaele e Tobiolo.

Più in alto spiccano particolarmente le grandi statue relative all'Antico Testamento di Luigi Acquisti.

Tutto l'esterno è decorato da un ricchissimo corredo scultoreo. Sulle mensole degli sguanci delle finestre si trovano statue e busti, sui contrafforti statue coperte da baldacchini marmorei (in basso) e 96 "giganti" (in alto), sui quali svettano i doccioni figurati come esseri mostruosi. Altre statue si trovano sulle guglie, sia a coronamento che nelle nicchie. Il complesso delle sculture è una straordinaria galleria dell'arte a Milano tra il XIV e il neoclassicismo, alla realizzazione della quale parteciparono maestri lombardi, tedeschi, boemi, francesi (fra cui i borgognoni), toscani, veneti e campionesi.

Le statue più importanti sono:

Dal fianco destro, secondo contrafforte in basso Sant'Ambrogio di Carlo Simonetta (1649).
Sul terzo contrafforte in alto David di Gian Andrea Biffi (1597) e al centro Figura virile di Cristoforo Solari.
Sul settimo, in alto, Vescovo, attribuito ad Angelo Marini
Nel transetto destro, negli sguanci tra la X e la XIV finestra si trovano una serie di mezze figure di Sante, della fine del Trecento.
Sull'ottavo contrafforte, in alto, Costantino di Angelo Marini e al centro una notevole Maddalena di Andrea Fusina
Sulla tredicesima finestra Santa Caterina d'Alessandria (in alto) e San Paolo (in basso) entrambe della scuola del Bambaia
Sul quindicesimo contrafforte, in alto, San Pietro Martire della scuola di Jacopino da Tradate, e al centro Santo Stefano di Walter Monich.
Sul diciassettesimo, sul capocroce destro, in alto Davide e Abigaele di Biagio Vairone
Sul diciannovesimo contrafforte, sull'abside, al centro, San Giovanni Battista di Francesco Briosco (1514) e a destra David pure di Biagio Vairone
Negli sguanci del finestrone mediano in basso Isachab e Joachim di scuola del Bambaia, al centro due Serafini di Pieter Monich (1403) e in alto due Angeli attribuiti a Matteo Raverti e Niccolò da Venezia (1403). Al centro del rosone si trova la "razza", stemma di Gian Galeazzo Visconti, affiancata ai lati dalle figure dell'Annunciazione, disegnate da Isacco Imbonate e Paolino da Montorfano (1402)
Sul contrafforte venti al centro Giuda maccabeo del Fusina (1420) e in alto Nudo virile di Jacopino da Tradate (1404), la Suonatrice di corno di Giorgio Solari (1404) e il notevole Gigante di Matteo Raverti (1404)
Sulla ventunesima finestra, in alto, le statue quattrocentesche di Adamo, Abele, Caino ed Eva.
Sul ventunesimo contrafforte in basso Tobia, attribuito alla fine del XV-inizio del XVI secolo.
Nel capocroce sinistro, sulla ventiduesima finestra, Sibilla cumana del XVI secolo.
Sul ventiduesimo contrafforte, al di sotto della guglia Carelli, un Profeta in alto (XVI secolo) e Salomone al centro (1508)
Sulla ventitreesima finestra un quattrocentesco Adamo in alto e un cinquecentesco Costantino in basso
Sulla venticinquesima finestra, nel transetto sinistro, un San Rocco (XVI secolo), San Galdino, Alessandro V, quest'ultima della scuola di Jacopino da Tradate, e un San Francesco d'Assisi (1438)
Sulla ventiseiesima finestra alcune mezze figure di Sante di scuola borgognona e una Santa Redegonda attribuita a Niccolò da Venezia (1399).
Sulla ventiseiesima San Bernardino della seconda metà del XVI secolo.
Sul ventisettesimo contrafforte una Santa Rosalia di Carlo Francesco Mellone (1695)
Sulla ventinovesima finestra le quattrocentesche statue della Maddalena, Santo monaco e San Nazario.
Sulla trentesima San Bartolomeo della scuola di Jacopino da Tradate e mezze figure di Sante del XIV e XV secolo.
Sulla trentunesima, in basso, Apostolo con libro, della bottega di Cristoforo Solari (seconda metà del XV secolo)
Sul fianco sinistro del piedicroce, trentatreesima finestra, San Rocco della prima metà del XVI secolo
Sulla trentacinquesima San Sebastiano della metà del XV secolo
Sul trentasettesimo contrafforte, in alto, Giuditta attribuita ad Antonio Rizzo
Sulla trentottesima finestra un Profeta della fine del XVI secolo.

Nel retrocoro, davanti alle sacrestie, si aprono le porte che portano alla cripta, un ambiente circolare disegnato dal Pellegrini con un peribolo attorno all'altare. Da qui si passa a un vestibolo rifatto da Pietro Pestagalli nel 1820, dove si trova lo scurolo di San Carlo, una cappella a base ottagonale schiacciata, progettata da Francesco Maria Ricchino nel 1606. Tutta la fascia superiore e il soffitto sono decorati da lamine d'argento con scene della vita di San Carlo, fatte eseguire da Federico Borromeo nel 1595-1633. Qui è sepolto San Carlo in abito pontificale, in un'urna di cristallo di rocca donata da Filippo IV di Spagna.
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