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Speciale Friuli Venezia Giulia - Sgonico, borgo del Carso con la grotta turistica più grande al mondo

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Speciale Friuli Venezia Giulia

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Sgonico, borgo del Carso con la grotta turistica più grande al mondo

Il carso Triestino vicino a Sgonico
[Articolo preso dal magazine on-line www.mondointasca.org]

Nel Carso triestino sorge Sgonico dove gli abitanti, in larga maggioranza di madrelingua slovena, conservano tenacemente le proprie tradizioni legate all’agricoltura e all’accoglienza: fin dal XV secolo il paese ospitava una taverna adibita al cambio dei cavalli, conosciuta come ottimo luogo in cui fermarsi a mangiare e riposare.

Chiuso dai rilievi che segnano il confine con la Slovenia, il suo territorio ospita la Grotta Gigante, la più grande cavità turistica al mondo: con i suoi 600.000 m cubi (non a caso fa parte del Guinness dei Primati) potrebbe contenere la Basilica di San Pietro in Vaticano!

Altre attrazioni sono la Riserva naturale del monte lanaro, il Sentiero risele, il Giardino botanico carsiana e il Castelliere di rupinpiccolo. L'agriturismo poi sa offrire prodotti di alta qualità: rispettando le migliori tradizioni, è stata ridotta la quantità prodotta e in certi casi il vino è affinato in fusti di legno. Caratteristici i vini DOC Carso Vitovska, Malvasia (bianchi) e Terrano, che si ottiene –solo nella provincia di Trieste- dai vitigni del Refosco. La terra rossa su cui soffiano forte la bora e leggere le brezze marine, regala al vino un colore rosso rubino carico di riflessi violacei, profumato di frutti di bosco e con la caratteristica acidità del suo corpo vigoroso. In suo onore è stata creata la Strada del vino terrano. Si producono anche miele, soprattutto unifloreale (di Marasca, Acacia e Millefiori) e formaggi, dal sapore aromatico, dovuto all'alimentazione del bestiame, ricca di erbe carsiche.

Produttori

Vino:
Colja Jožko, Briščak Irena, Fabiani Giusto, Milič Rado, Skerlj Matej, Skerlj Andrej, Vodopivec Walter e Paolo, Zivec, Milič Mario, Milič Andrej, Ostrouška Alessio, Milič Stanko e Zigon.

Miele:
Bogdan Castellani, Grilanc Janoš

Formaggio:
Gruden Žbogar, Suc Erika.

Dove la Bora spazza la pietra e porta i profumi di antichi sapori

Sgonico
A pochi chilometri da quello che fu il confine con la Slovenia, sul Carso triestino, sorge Sgonico (Zgonik), dove gli abitanti, in larga maggioranza di madrelingua slovena, continuano a conservare tenacemente quell’ambiente originale – forse ruvido a un primo impatto, ma schietto e genuino – creato dal duro lavoro degli abitanti d’un tempo.

Arroccato sull’altopiano carsico, Sgonico non si è lasciato trasformare in periferia, ma ha mantenuto viva la propria anima legata ad agricoltura e allevamento, senza però finire col chiudersi in se stesso.

In fin dei conti è sempre stato un luogo di passaggio per viandanti e viaggiatori, e già all’inizio del XV secolo ospitava una taverna adibita al cambio dei cavalli, conosciuta come ottimo luogo in cui fermarsi a mangiare e riposare.

Occasione da non perdere, nemmeno al giorno d’oggi: provate a soggiornare in uno dei suoi agriturismi e scoprirete cantine scavate nella roccia, allevamenti di mucche irlandesi, maneggi da cui partire per una passeggiata a cavallo e, naturalmente, le delizie della cucina carsica.

Tra le fresche frasche

Sgonico
Per assaggiare questi prodotti si può pranzare in agriturismo o visitare le aziende agricole e le cantine dei produttori. Ma la scelta migliore è forse quella di seguire le stradine secondarie alla ricerca di una frasca: un ramo d’edera, legato a un palo o a un cancello, che segnala un’osmizza.

Tipicità assolutamente unica dei paesi del Carso triestino, l’osmizza è una casa privata di contadini dove si vendono e consumano vini e prodotti caserecci, direttamente nei locali e nella cantine di chi li produce. Non è concesso vendere nulla che non sia realmente prodotto in casa: non troverete né Coca Cola né grissini confezionati, ma acqua del rubinetto e pane fatto in casa…

Diverse dagli agriturismi, le osmizze risalgono addirittura all'epoca di Carlo Magno, quando Tergeste entrò a far parte del Regno Franco: un'ordinanza del tempo concedeva a tutti i viticoltori dell'Impero il diritto di vendere il proprio vino segnalando tale attività con l'esposizione di una frasca d’edera (pena la confisca).

L'antica usanza fu restaurata con un decreto del 1784 emanato da Giuseppe II d’Asburgo, che permetteva agli agricoltori di vendere vino sfuso prodotto in casa per un periodo di otto giorni: il termine osmizza, infatti, deriva da osem che in sloveno significa “otto” e indicava appunto la durata del periodo di apertura.

Ancora oggi i contadini del Carso triestino appendono una frasca e aprono le proprie case agli ospiti di passaggio: il periodo di apertura, a discrezione dei contadini, può essere superiore agli otto giorni ed è calcolato in base alla quantità di vino prodotto.

Esistono siti e guide turistiche dedicate all’osmizza-tour: ma censirle tutte, poichè variano di stagione in stagione, è quasi impossibile e le indicazioni restano vaghe, visto che spesso nei piccoli paesi le viuzze non hanno un nome e le osmizze non hanno un indirizzo facilmente identificabile.

Lasciate dunque perdere il navigatore e permettetevi il lusso di perdervi tra le stradine del Carso triestino: basterà adocchiare una frasca per sentirsi a casa…

La Grotta Gigante

Scalinata di accesso alla Grotta Gigante
È la più grande cavità turistica al mondo: i suoi 600.000 metri cubi potrebbero contenere per intero la Basilica di San Pietro in Vaticano e hanno fatto guadagnare alla grotta l'ingresso nel Guinness dei Primati!

Briščkova Jama in sloveno, la Grotta Gigante è meta turistica dal lontano 1908, quando fu organizzata a tal fine dal Club dei Turisti Triestini.

Costituita da un'ampia e unica caverna (alta 107 metri, lunga 280 e larga 65) in cui confluiscono molte gallerie, la sua visita dura circa un'ora e consente di ammirare le varie forme che caratterizzano questo particolare ambiente sotterraneo, tra cui le stalagmiti a “pila di piatti” tipiche di questa grotta e risultato della grande altezza da cui cadono le gocce d'acqua.

Tra le più famose, la Colonna Ruggero, stalagmite alta ben 12 metri, e la Palma, 7 metri, che prende il nome dall'albero che la sua forma ricorda.

Particolarità della grotta sono anche due pendoli geodetici, i cui cavi sono fissati sulla volta della caverna e terminano sulla base: strumentazione utilizzata dall'Istituto di Geodesia dell'Università di Trieste per rilevare i movimenti della crosta terrestre.

Sul fondo della grotta, anche una stazione sismografica, mentre quella meteorologica si trova nell'immediato esterno, dove si può visitare il museo di speleologia.

In viaggio tra le righe

Sgonico
La calma del più forte di Veit Heinichen, (Edizioni E/O, 2010). Nel sesto romanzo della serie dedicata al commissario Proteo Laurenti, sullo sfondo di un'Europa alla vigilia di radicali trasformazioni politiche, il giallo si svolge tra Trieste e il Carso triestino, dove si spalancano i retroscena della crisi economica mondiale, dei labirinti della mafia dell'alta finanza tra politici corrotti, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui subprime... Per chi ama il giallo.

Per chi invece ama cucinare, Xè più giorni che luganighe. Cibi, tradizioni, costumi del Carso e del circondario triestino di Vesna Gustin (Edizioni della Laguna): una gustosissima raccolta di ricette carsoline.
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